Profilo del Perito di nuova generazione: da tecnico a referente di business.

Nel periodo di tempo che intercorre dalla fine degli anni novanta ad oggi, il profilo organizzativo delle Imprese di Assicurazione ha affievolito i tratti caratteristici storici, puntando molto su di un modello basato:

  • Sull'esasperata informatizzazione.
  • Sulla tendenza alla centralizzazione dei sinistri (call center/uffici di sede).
  • Sulla conseguente distinzione fra tipologie di sinistri e soggetti incaricati degli stessi.
  • Sul conseguente progressivo ritiro di uomini e strutture dal territorio.
  • Sull'adeguamento ad una normativa sempre più protesa verso oneri e velocità.
  • Sul fenomeno degli accorpamenti ed acquisizioni fra Imprese che ha proposto un Mercato praticamente fatto da pochi soggetti ma di dimensioni ragguardevoli
  • .

    Dieci anni di cambiamenti da una parte (quella delle Imprese) richiedevano - e richiedono - necessariamente altrettanta evoluzione di pari intensità e direzione di tutti coloro con i quali interagiscono le Imprese stesse.

    Nel caso in esame, i Tecnici Fiduciari rca.

    Tale allineamento evolutivo, eccezion fatta per le dotazioni e le procedure informatiche, è ben lungi dall'esistere.

    Le Imprese hanno da tempo un'esigenza che il mercato, quasi ovunque, non può soddisfare e che pochi professionisti hanno capito.

    Proprio la evidente mancanza di sponda alle moderne necessità aziendali, ha generato - in passato - alcuni tentativi, diretti e governati però dalle Imprese stesse, di colloquiare con nuove realtà organizzate che potessero reggere il confronto.

    Mi riferisco,cioè, all'esperienza degli studi "forzatamente" associati.

    Il tentativo di creare ex novo soggetti grandi e ben organizzati è durato poco ed è, alla lunga, fallito poichè era uno scenario non spontaneo ma era - ed è - significativo della forte necessità di un adeguamento fra i cambiamenti delle Imprese ed il tradizionalismo tipico di molti studi Peritali.

    Nonostante ciò, il livello standard degli interlocutori tecnici conferisce loro un abitus professionale che è - e diventerà sempre più - inadeguato.

    Sul tema della inadeguatezza possiamo osservare la questione da un altro profilo: oggi gli studi idonei a reggere il passo sono talmente pochi (nonostante ne servano pochi) che le Aziende sono gioco forza costrette a relazionarsi con un numero spropositatamente alto di studi inadeguati.

    Il fenomeno degli accorpamenti fra Imprese genera la necessità di un minor numero di studi peritali ma di dimensioni ed organizzazione utili a reggere il peso del carico un tempo gestito da tanti piccoli studi.

    Ripartire lo stesso carico fra tre, quattro valide realtà non equivale a distribuirlo fra dieci, unidici singoli.

    Eppure lo scenario generalizzato è quest'ultimo ed è tale l'insofferenza gestionale delle Imprese che chiunque si proponesse con organizzazione e strutture idonee brucerebbe tutti gli altri concorrenti in pochissimo tempo.

    In sostanza, mi piace definire l'evoluzione dal perito artigiano al perito imprenditore.

    Ciò non vuol dire che l'essere artigiano non abbia in sè valenze di tutto rispetto ma la prospettiva dell'artigiano è sul singolo pezzo mentre l'imprenditore deve avere il focus dell'attività sui processi, sui numeri, sugli andamenti.

    Direi di più: l'imprenditore conosce le normative e gli obiettivi delle Mandanti per cui opera e su questi si inserisce e focalizza il proprio lavoro senza la necessità che precise richieste in tal senso gli vengano mosse dalle Imprese.

    Il perito artigiano si caratterizzava per le seguenti caratteristiche:

    1.limitata capacità ricettiva
    2. limitata copertura territoriale
    3. limitata disponibilità e flessibilità
    4. Costante sovraccarico (o rischio di...)
    5. Indisponibilità a sopperire in casi di emergenza

    L'evoluzione da artigiano ad imprenditore impone i seguenti requisiti:

    Analisi e ristrutturazione dei processi interni
    Che i tempi per la formulazione delle offerte o contestazioni siano davvero ristretti è un punto sul quale uno studio adeguato deve basare la propria organizzazione interna: processi lavorativi e dimensionamento di organico.

    Le perizie devono essere restituite (e quindi adeguatamente effettuate e correttamente trasmesse) in un tempo ragionevolente utile al Liquidatore competente.

    Ove ciò non fosse possibile per ragioni non dipendenti dalla volontà del Fiduciario, è opportuno che questi relazioni l' Impresa con una interlocutoria utile al prosieguo della vicenda.

    In questo modo il processo interno dello studio ha già soddisfatto l'esigenza prima dell' Impresa: la tempistica.

    Si badi: questo è un aspetto assolutamente legato ai processi interni poichè velocità non può e non deve significare fretta bensì organizzazione.

    Pur consapevole dell'impatto sui costi di gestione, uno studio peritale non può e non deve mai operare a pieno carico.

    Non può e non deve - in definitiva - essere al massimo della capienza ma sempre un po' sovradimensionato rispetto al carico gestito.

    Direzione tecnica volta all'univocità dei criteri.
    Uno studio tecnico non può essere un mero assemblato di Periti. Un agglomerato. L'organizzazione necessita di un responsabile tecnico che dia le linee guida ai singoli operatori, le basi tecniche, i criteri sia estimativi che liquidativi per cui il lavoro, da chiunque all'interno del gruppo venga svolto, abbia gli stessi riconoscibili connotati.

    La qualifica imprenditoriale nella gestione del sinistro non va - ovviamente - a discapito della tecnica.

    Gestione imprenditoriale non prescinde dagli aspetti normativi, tecnici o della buona tecnica liquidativa in generale anzi fa presupposto di questi margini ma si pone come finalità la bontà della gestione complessiva.

    Lo Studio fa scuola.
    La riconoscibilità della stessa tecnica fa sì che l'ambiente lavorativo anche esterno riconosca il lavoro all'interno dello studio come lavoro formativo e qualificante

    Conoscenza e condivisione degli obiettivi delle Imprese
    Non può essere nascosto come il meccanismio che era della vecchia convenzione cid e che ora è radicalizzato nel risarcimento diretto - mi riferisco al rimborso del forfait - abbia spostato fortemente l'obiettivo verso il maggior numero di liquidazioni al minor costo possibile.

    Il tutto in un equilibrio molto precario fra contenimento dei costi che garantiscano la congruità del risarcimento, velocità di liquidazione rispetto ai carichi ma anche tecnica e coerenza di gestione.

    Non è un lavoro facile, non è un equilibrio stabile ma è il prodotto che serve alle Imprese. Non si discute.

    E poichè una percentuale enorme di sinistri rientra nel meccanismo del forfait del risarcimento diretto, una forte attenzione si è riversata sulla metodologia/qualità del lavoro reso dai periti fiduciari.

    Ancora: se esiste un accordo fra l' ANIA e l' Associazione dei Demolitori un motivo ci sarà pure. Il Fiduciario deve avere tale conoscenza e consapevolezza poichè è il primo artefice del raggiugimento dei numeri.

    I Fiduciari non possomo prescindere dalla condivisione di tali obiettivi, in sostanza devono rientrare nella logica che oggi i meccanismi della gestione dei sinistri sono meccanismi utili a produrre reddito.

    Gestore dei processi e degli andamenti
    Non v'è da scandalizzarsi se la figura del Perito Imprenditore sarà sempre meno fuori Ufficio o nelle Officine e sempre più dentro lo studio ad analizzare e monitorare gli andamenti dei propri collaboratori su tutti i temi (tempi, costi medi, demolizioni) su tutti i rami (rca, card, ard) e su tutte le Mandanti.

    In questo modo, l' Imprenditore si garantisce un andamento a misura di gradimento delle Imprese.

    Conclusioni
    Certamente, fra la situazione ideale, e quella realizzabile vi sono tanti scollamenti.

    Gli argomenti trattati trovano certamente una sicura approvazione di tutti ma che non si concretizza in una revisione seria del proprio essere Interlocutori adeguati.

    Sicuramente rivedere in senso critico se stessi non è facile non è comodo è quasi destabilizzante.

    L'evoluzione che ritengo virtuosa parte dall'interno dello Studio e si basa sulla crescita, formazione e fidelizzazione di giovani risorse.

    Queste sono sempre più difficili da trovare. La difficoltà e la cadenza degli esami di abilitazione unita all'incerto futuro professionale non reggono il confronto con la prospettiva di un guadagno molto più facile e corposo derivante dal patrocinio.

    La fidelizzazione fra l'altro, costa denaro, la formazione costa risorse temporali ed economiche e la ricerca di persone di fiducia non è facile.

    Ma rimangono due fenomeni a confortare circa la bontà dell'esposizione: la inarrestabile centralizzazione dei sinistri e lo svuotamento dei presidi territoriali delle Imprese lasciano ampi margini a Studi/Società capaci, motivati e professionali, idonei ad interfacciarsi con le Imprese e ad essere - a tutti gli effetti - loro referenti di business.

    bolac